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Recensione al libro

Giovanni Grillo – da Melissa al Lager. La vicenda di un deportato calabrese”

Si intrecciano come fili nella trama di una tela le due storie di Giovanni Grillo, raccontata nel libro “da Melissa al Lager. La vicenda di un deportato calabrese“, e quella di sua figlia, Michelina, che quel testo l’ha ispirato, desiderato, partorito, con la collaborazione del giornalista Gennaro Cosentino.

La vicenda di Michelina non è scritta in nessun libro, eppure trapela da ognuna di quelle pagine, tra le righe della storia di un papà perso troppo prematuramente a causa dei postumi di una tubercolosi contratta nei campi di concentramento tedeschi. Un papà del quale conserva un tenero ricordo: lui che la aiuta a svolgere i compiti scolastici, proprio grazie all’amore per l’istruzione che ha reso possibile una fitta corrispondenza anche negli anni della prigionia.

Un papà stremato nel fisico ma forte nella tenacia. Un papà così immenso, pur nei limiti della sua umanità, da sembrare più simile all’acqua che alla roccia, ma, come recita un aforisma attribuito al Buddha: “Se poniamo a confronto il fiume e la roccia, il fiume vince sempre non grazie alla sua forza ma alla perseveranza”. Questo corso d’acqua vittorioso prosegue in Michelina che (anche attraverso la Fondazione “Premio Giovanni Grillo” da lei costituita), con orgoglio filiale e con onorevole caparbietà racconta ai giovani di oggi la storia di quel ragazzo di ieri, soldato prima e deportato poi.

La vicenda di Giovanni Grillo è una storia edificante come poche se ne incontrano al giorno d’oggi. Chiamato a servire la patria nella Seconda guerra mondiale, Giovanni lascia la terra natale, Melissa, e, dopo l’intervento degli Alleati, viene imprigionato dai tedeschi e deportato con lo status di “internato militare italiano”. Come molti altri soldati italiani reclusi nei lager tedeschi, Giovanni rifiuta la proposta di arruolarsi nell’esercito nazista o nella Repubblica di Salò, anche a costo della libertà, nonché di duri stenti e sacrifici che mettono a repentaglio la sua stessa vita. Infatti, dopo due anni di deportazione, dopo la liberazione, si avvierà per lui un ennesimo travaglio, l’odissea dei sanatori a causa di una tubercolosi contratta durante la prigionia.

La vicenda umana di Giovanni Grillo emerge dalle pagine anche grazie alle numerose testimonianze documentali dell’epoca: lettere, cartoline, atti delle varie istituzioni coinvolte, reperti fotografici d’epoca; e, così, attorno alla vicenda di un singolo uomo, si costruisce la storia della famiglia Grillo, di un paesino calabrese, Melissa, nonché di un intero popolo, quello italiano, stretto tra la tirannica morsa del nazifascismo.

Si legge con emozione quel libro su Giovanni che in realtà è anche il libro su Michelina: si immagina Giovanni con la schiena dritta e, in realtà, si vede Michelina che, a testa alta ne narra le vicende, incontrando i giovani delle scuole e donando loro l’eredità più preziosa, quella di valori inalienabili come l’onore, la tenacia, la dignità. Quei giovani che, tra un’occhiata ai social network e l’altra alla TV, si fermano rapiti dalla bellezza dell’autenticità a cogliere negli occhi di quella figlia, la storia di un padre mai dimenticato, l’insegnamento di un uomo che, grazie a lei, non andrà mai perso.

Claudia Gaetana Rubino

 

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